BAU
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I Santini Del Prete

Ferrovieri-non artisti catalizzatori biologici di creatività umana. Al fine di completare l'arte, facendola copulare con il suo opposto ISDP militano con passione e costanza, sentendosi fieri e gioiosi paladini della non-arte. Nel 2007 si sono soprattutto dedicati ai Tarocchi PELOSINI-SANTINI DEL PRETE con esposizioni ed apparizioni presso La Casa dell'Arte di Rosignano Marittimo (Livorno), La Sala Mostre di Vermiglio (Trento) e il Museo dei Tarocchi di Riola (Bologna). Tra le numerose apparizioni piace segnalare, per l'occasione, FLUXISDP in occasione dell'evento "BAU saluta FLUXUS nel Palazzo delle Muse in Viareggio"

Per BAU n.2: “Co d’a, co d’a”, stampa a getto d’inchiostro di foto-performance
Per BAU n. 3 “La non-rivoluzione siamo noi”, foto-performance e collage.
Per BAU n. 4/5: "Ridi con i Santini Del Prete in excelsi's Gloria", stampa fotografica con interventi, in collaborazione con Eraldo Ridi e Gloria Corsini.
Per BAU n. 6 "La non arte a menadito", fotocollage fronte e retro con allegata Preghiera del menadito.
I Santini Del Prete e Menadito: lungo le rotte creative indipendenti della penisola italica, nell’estate del 2008 i Santini Del Prete incrociano il combo Menadito, piccola congrega di anime volanti native della pedemontana vicentina. Le gesta dei due cavalieri dell’ordine ferrato e binario, da sempre dediti all’obliterazione sistematica, nonché all’incursione ludica nell’establishment dell’arte, ben si conciliano con le manipolazioni non ortodosse del Menadito, libera associazione che pratica la non-visibilità come sostanza del visibile. Il sodalizio è all’alba del suo fiorire. Le parti intuiscono che ci sono ampi margini di compenetrazione e redenzione. La combinazione astrale partorisce il “santino del menadito”, una vera e propria “preghiera visiva” sul modello degli ex-voto, come omaggio devoto all’instancabile verve creativa dei non-artisti ferrovieri.

Emilio Isgrò

(Barcellona Pozzo di Gotto, 1937) pittore, poeta visivo, autore di testi teatrali e di romanzi, nel 1964, anno in cui la Biennale sancisce il trionfo internazionale della Pop art, da inizio al suo personalissimo lavoro di cancellazione delle parole, un gesto di negazione del sapere codificato e, assieme, di riscatto amoroso, rigenerativo, del testo. "Io cancello le parole per custodirle,"? un gesto di salvezza?, ha ribadito recentemente l'artista, divenuto il segno inconfondibile di una ricerca che, pur legandosi alla costellazione concettuale, non si è mai pienamente identificata con essa, mantenendo una riconoscibile autonomia. Quello di Isgrò è un percorso scandito da opere ormai storiche - Enciclopedia Treccani cancellata, Il Cristo cancellatore e Jacqueline, risposta di profonda umanità al mito pop di Kennedy - che documentano una sensibilità sempre disposta all'incontro, alla costruzione di spazi di dialogo capaci di rispondere ad ogni forma di omologazione e di passività con la paziente e infaticabile alacrità (umiltà) degli insetti - e appunto alle Api e alle Formiche l'artista ha dedicato recentemente la sua attenzione. Presente in più occasioni alla Biennale di Venezia, l'opera di Isgrò è stata oggetto nel 2001 di un'ampia mostra antologica curata da Achille Bonito Oliva negli spazi di Santa Maria dello Spasimo.

Per BAU n. 4/5: Cancellatura di testo da un pieghevole di BAU, effettuato appositamente per BAU 4-5 in occasione di Bologna Arte Fiera 2007 (riprodotto nell'inserto redazionale).