BAU
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Martino Oberto

Maestro storico della verbovisualità, i suoi lavori sono esposti nelle più importanti e significative mostre italiane e internazionali. Nato a Genova, autodidatta, ha avviato intorno ai primi anni Cinquanta studi programmatici di estetica e di filosofia del linguaggio, elaborando in vari testi una FILO/SOFIA ANA, “giocando con la pluralità di senso dell’omofona preposizione greca”. Avendo rifiutato di usare qualsiasi canale commerciale di diffusione delle opere, promuove un atteggiamento Off Kulchur (manifesto “anaexplosion”,1967), trasferendo l’attività di ricerca nella rivista Ana Eccetera, fondata nel 1958 insieme ad Anna Oberto. Nel 1963 elabora il Journal Anaphilosophicus, filma Cogito ergo Zoom (1967) e Prima dell’Anarchia (Carrara 1968). Inaugura con una personale il Mercato del Sale di Milano (1974). Fa parte del gruppo Nuova Scrittura, aderisce al Circolo Anarchico Ferrer.

Per BAU n. 6 "Strappa da te la vanità…”, testo lineare e scrittura astratta.

Jürgen O. Olbrich

Nato nel 1955 a Bielefeld, vive a Kassel in Germania. “Tutto il resto è semplicemente accaduto”.
Progetti, performance, installazioni, libri d’artista, copy art, archivi, situazioni, edizioni, riviste d’artista Collective Copy + No News, eventi pubblici, programmi segreti, contatti diffusi, affari di viaggio, abitudini produttive, scambi allargati.

Per BAU n. 6 "Paper Police", foglio bifacciale con coordinate geografiche e timbro.

Giorgia Olm

Dopo un percorso formativo e professionale di tipo informatico mi sono diplomata nel 2000 c/o accademia di BB. AA. di Carrara sezione Pittura, dopo aver frequentato, grazie ad una borsa di studio, le accademie di Siviglia (Spagna) e Atene (Grecia).
Tra le forme espressive preferite, oltre alla pittura e la fotografia, le installazioni.
“ Il mio lavoro nasce spesso dall’emozione ricevuta da qualcosa con cui entro in contatto: una foto, un materiale, una situazione, un ambiente, un segno, un sogno ed è a partire da questa emozione che costruisco un’installazione, una serie di quadri, un video. Credo in un’arte che è prima di tutto comunicazione emotiva ed è attraverso il percorso - in un crescendo di concatenazioni, riflessioni ed emozioni - che concretizzo l’idea di un viaggio interiore per me scopo e fine ultimo del fare e fruire arte. Attraverso percorsi mentali, visivi ed emotivi, profondità e movimento (temi a me cari) si fondono in direzione di un naturale e libero sviluppo del pensiero e del sentire.”

Per BAU n.0: “Ecce Homo”, fotografia su l’uomo di oggi nella sua complessità di essere sia fisico che mentale. 163 radiografie con interventi, più fotocopie e/o immagini (trattengo per me la prima, le ultime due e altre 10 scelte in modo casuale).
Per BAU n.1: "RX#2 ecce homo", radiografie interventate
Per BAU n.2: “A(r)mato corpo in a(r)mata difesa”, cartella pieghevole con tracciato clinico e testo
Per BAU n. 3 “SI#4: chi ci gioca?”, variante del gioco Tris, in collaborazione con Michele Pardini

Luciano Ori

Nato a Firenze, dove vive e lavora. È stato uno dei principali iniziatori e protagonisti della Pittura tecnologica e della Poesia Visiva, sulle quali ha scritto testi teorici fondamentali. È stato uno dei fondatori del secondo Gruppo ’70, Firenze 1964, e del Gruppo internazionale della Poesia Visiva (o “Gruppo dei nove”), Brescia-Firenze 1972. Tra le varie cose, nel 1972 ha realizzato Musica Visiva, esperienza che porta tutt’ora avanti.
Di lui hanno scritto tra gli altri Pierre Restany, Marshall McLuhan, Gillo Dorfles, Achille Bonito Oliva.
“Che i libri di testo di conservatori e scuole di musica riportino i lavori di questo pungentissimo artista. Egli sa guardare l’eclisse (op. K 734, del ’74) e di luna e della musica. Ne testimonia con pacatezza, ordine, rigore. Proprio tutto il contrario di soffiatori multispettri e neo-citrulli; più crudele di Collodi registra e giudica i progressi del gran burattino, sommando pian piano tutte le pezze d’appoggio al processone. L’arte dei suoni risponderà, siamone certi, con il giusto accordo, un ritmo irrefrenabile, melodie immortali. Lui, Ori, rimarrà, innocente, all’ascolto ispirato.” Sylvano Bussotti
“Le opere di Ori sono per un musicista come le vignette satiriche per un politico, qualche cosa che lo riguarda da vicino e lo diverte, alla ricerca di cosa c’è sotto…” Daniele Lombardi
“Se vista è musica inaudita se udita la guarderemo dopo” John Cage

Per BAU n. 3 “M41. Volo al mattino”, spartito di Musica Visiva.

Maurizio Osti

MAURIZIO OSTI
Nato a Sasso Marconi (Bologna) nel 1944, è docente di “Tecniche grafiche speciali” presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. La sua formazione avviene nel clima delle neo avanguardie, in quella vasta area di intervento che è propria della Poesia Visuale e della Nuova Scrittura, dell’Arte Concettuale e della Minimal Art. Ha partecipato a numerose mostre, tra le quali: Linee della ricerca artistica in Italia 1960-80, Roma; Undicesima Quadriennale, Roma, 1986; Arte Alchimia, XLII Biennale di Venezia, 1986; Poesia Totale 1897-1987, Mantova 1998. Sul finire degli anni ’70, all’impianto analitico-progettuale della sua ricerca Osti innesta l’esigenza di una riflessione sul mito che non rifiuti l’idea della pittura e del disegno ma piuttosto li sappia far lievitare come “enigma perturbante”, “nuova icona” che lo porterà nel 1994 a coniare il termine di “Icone d’Occidente”. È anche autore di libri d’artista, tra i quali, Cantica nel 1972, Most High Lord nel 2003, un volume sulla traduzione del Cantico delle Creature di S. Francesco fatta da Ezra Pound a cura di Luca Cesari, I Dodici Mesi del 2000, con poesie di Roberto Mussapi e tavole di Chiara Radighieri. Nel 2003-2004 ha curato una interpretazione delle Illuminations/Illuminazioni di Arthur Rimbaud, per i tipi della Casa Editrice Pazzini. Con Jane Patterson ha disegnato la famiglia di caratteri digitali Folk edita da FontFont di Berlino.
Per contatti: maurizio.osti@bo.nettuno.it

Per BAU n. 3 “Miniatura”, stampa a colori con intervento in silicone.